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Oro e Dollaro, analisi correlazione inversa.

Che cosa dice il legame tra i due mercati, misurato sui dati del 2025 e del 2026, e come leggerlo.

Sui mercati si sente ripetere spesso che oro e dollaro sono inversamente correlati. È una frase comoda, quasi una formula. Resta da capire che cosa significhi in concreto e quanto valga davvero. Questo articolo prova a rispondere con i numeri: chiusure giornaliere del future dell'oro quotato al COMEX e dell'indice del dollaro DXY, osservate dal 2 gennaio 2025 al 10 luglio 2026, con uno storico più lungo alle spalle per le medie di lungo periodo. Ogni valore citato si può ricontrollare con un foglio elettronico: la procedura completa è in fondo alla pagina.

Che cos'è una correlazione

La correlazione indica quanto due grandezze si muovono in sintonia. Se tendono a salire e scendere insieme, la correlazione è positiva; se una tende a salire quando l'altra scende, è negativa, o inversa. Per passare da un'impressione a una misura serve un numero, il coefficiente di correlazione.

Come si calcola il coefficiente

Il coefficiente, chiamato r di Pearson, si muove su una scala da -1 a +1. Vicino a +1 le due grandezze si muovono quasi sempre nella stessa direzione; vicino a -1, quasi sempre in direzioni opposte; intorno allo zero non mostrano un legame lineare apprezzabile e ciascuna va sostanzialmente per conto proprio.

Un aspetto tecnico spesso trascurato riguarda i dati su cui applicarlo. Il calcolo si fa sulle variazioni giornaliere, non sui livelli dei prezzi: due serie che crescono per anni sembrerebbero legate anche in assenza di un rapporto reale, mentre le variazioni misurano il comportamento giorno per giorno. La differenza si vede bene proprio qui: sui livelli del periodo il coefficiente varrebbe -0,62, sulle variazioni vale -0,41. Il secondo è il numero sensato.

La formula è la seguente:

Formula Correlazione con r di Pearson

Legenda dei simboli

  • r: il coefficiente di correlazione, sempre compreso tra -1 e +1.
  • x e y: le variazioni giornaliere del dollaro (x) e dell'oro (y), la stessa disposizione degli assi del grafico a dispersione più sotto; l'indice i indica il singolo giorno.
  • x̄ e ȳ: le medie di quelle variazioni nel periodo (la barra sopra la lettera indica la media).
  • Σ: la somma estesa a tutti i giorni del periodo.
  • Cov(x, y): la covarianza, cioè quanto le due variazioni si muovono insieme.
  • σ (sigma): la deviazione standard, cioè quanto ciascuna serie oscilla per conto proprio; a denominatore compaiono quella del dollaro e quella dell'oro.

In parole semplici: il numeratore diventa positivo quando dollaro e oro tendono a trovarsi insieme sopra o sotto la loro media, e negativo quando uno sta sopra mentre l'altro sta sotto. Il denominatore normalizza il risultato in base a quanto i due oscillano, ed è la ragione per cui r resta sempre tra -1 e +1.

Di norma il coefficiente si osserva anche su una finestra mobile, per esempio 60 sedute di borsa, circa tre mesi, che avanza di una seduta alla volta: per questo il suo valore evolve nel tempo.

Calcolata sulle variazioni giornaliere dal 2 gennaio 2025 al 10 luglio 2026, la correlazione tra oro e dollaro risulta pari a -0,41. La media della finestra a 60 sedute dentro lo stesso periodo si aggira intorno a -0,39. Allargando lo sguardo all'intero storico comune alle due serie, che parte dall'aprile 2022, la media della finestra scende a circa -0,47: negli anni precedenti il legame è stato in media un po' più stretto di quanto sia risultato nel 2025 e nel 2026. Ogni numero, qui, ha il suo perimetro dichiarato, perché cambiando periodo cambia anche il risultato.

Perché si guardano proprio oro e dollaro

La ragione più immediata è che l'oro viene quotato in dollari sui mercati internazionali. Quando il dollaro si indebolisce, il prezzo in dollari dell'oro tende a salire anche solo per un fatto aritmetico, perché la stessa oncia viene espressa in una valuta che vale meno; in più, per chi compra in euro o in altre valute, l'oro diventa meno caro, e questo può sostenere la domanda. Il meccanismo opposto vale quando il dollaro si rafforza.

Conviene però non fermarsi qui, per due motivi.

  • Il primo: buona parte del legame osservato giorno per giorno passa dai tassi di interesse reali, di cui si parla più avanti, che muovono oro e dollaro in direzioni opposte partendo da una causa comune.
  • Il secondo: riguarda l'indice usato per misurare il dollaro. Il DXY, calcolato dall'ICE, confronta il dollaro con un paniere fisso di sei valute: euro (57,6 per cento), yen (13,6), sterlina (11,9), dollaro canadese (9,1), corona svedese (4,2) e franco svizzero (3,6). Quasi tre quinti dell'indice dipendono dal cambio con l'euro, quindi la frase "il dollaro scende" spesso significa soprattutto "l'euro si sta rafforzando". Nel paniere mancano inoltre le valute di Cina e India, i due maggiori mercati mondiali dell'oro fisico.

Che cosa è successo nel 2025 e nel 2026

I prezzi del periodo restano un buon esempio di movimento in direzioni opposte, a patto di raccontarli per intero.

A inizio 2025 l'indice del dollaro valeva circa 109. È sceso per tutto il primo semestre, fino ad area 96,7 a inizio luglio; nella seconda parte dell'anno ha smesso di scendere e ha oscillato tra 97 e 100; a gennaio 2026 è arrivata un'ultima discesa, fino al minimo di 95,82 toccato il 27 gennaio.

L'oro ha percorso la strada opposta: partito da circa 2.671 dollari l'oncia, è salito quasi senza soste, con una correzione di circa il 10% tra fine ottobre e inizio novembre 2025, e il 28 gennaio 2026 ha segnato il massimo a 5.411 dollari. I due estremi cadono a ventiquattro ore di distanza: minimo del dollaro il 27 gennaio, massimo dell'oro il giorno dopo.

Quello che è successo subito dopo merita spazio, perché è l'episodio più violento del periodo e l'articolo non sarebbe onesto senza.

Il 30 gennaio 2026 l'oro ha perso il 9,3% in una sola seduta, il calo giornaliero più pesante da oltre quarant'anni secondo le cronache, che lo hanno collegato alla nomina alla guida della Federal Reserve di un candidato considerato molto rigido sull'inflazione. La stessa notizia ha fatto rimbalzare il dollaro: un esempio da manuale, doloroso per chi deteneva oro, del legame inverso di cui parla questa pagina. Da lì il ribasso è proseguito a ondate fino a un minimo di 4.016 dollari il 24 giugno 2026, quasi il 26% sotto il massimo, mentre il dollaro risaliva sopra quota 100. Il 10 luglio 2026, ultima data dei dati, l'oro chiude a 4.129 dollari e l'indice a 100,97.

Sull'intero arco l'oro guadagna circa il 55% e il dollaro cede circa l'8%. Le direzioni sono opposte, come da copione, ma le proporzioni raccontano qualcosa in più. Nel periodo, in media, a un movimento giornaliero del dollaro dell'1% ha corrisposto un movimento opposto dell'oro di circa l'1,5%: con questa proporzione, un calo del dollaro dell'8% giustificherebbe un rialzo dell'oro attorno al 12, non al 55. La debolezza del dollaro spiega quindi una parte minore della salita; sul resto hanno pesato i fattori discussi più avanti.

Oro (future COMEX GC1!) e indice del dollaro (ICE DXY), chiusure giornaliere dal 2 gennaio 2025 al 10 luglio 2026. Le due scale verticali sono indipendenti, quindi le ampiezze visive non sono confrontabili: dal minimo al massimo l'oro è salito del 104%, mentre il dollaro, dal massimo al minimo, ha perso circa il 13.

Fonte: dati COMEX e ICE esportati da TradingView, elaborazione propria.

Quanto è forte davvero questa relazione

Un coefficiente di -0,41 descrive una tendenza reale, non una legge. Qualche traduzione concreta aiuta a farsene un'idea. Nel periodo osservato oro e dollaro hanno chiuso la giornata in direzioni opposte nel 64% delle sedute; contando solo i giorni in cui il dollaro si è mosso in modo deciso, oltre lo 0,3% in una direzione o nell'altra, la quota sale al 73. Letto al rovescio: perfino nei giorni di dollaro molto mosso, circa una volta su quattro l'oro è andato dalla stessa parte.

In termini statistici, le variazioni del dollaro spiegano circa un sesto delle oscillazioni giornaliere dell'oro; gli altri cinque sesti dipendono da tutto il resto. E ogni stima di questo tipo porta con sé un margine di incertezza: con le 381 sedute disponibili, il valore compatibile con questi dati sta ragionevolmente tra -0,3 e -0,5. Il grafico a dispersione rende tutto più visibile, trasformando ogni giornata in un punto.

Ogni punto è una seduta: in orizzontale la variazione del dollaro, in verticale quella dell'oro, dal 2 gennaio 2025 al 10 luglio 2026. La nuvola pende verso il basso a destra e la retta di tendenza è inclinata negativamente, ma i punti restano molto dispersi attorno alla retta: è l'immagine di una correlazione moderata, che lascia spazio a molte giornate fuori schema. In basso a destra il crollo del 30 gennaio 2026.

Fonte: dati COMEX e ICE esportati da TradingView, elaborazione propria.

Il ruolo dei rendimenti reali

Dietro questa relazione agisce spesso un terzo fattore: il rendimento reale dei titoli di Stato americani, cioè l'interesse al netto dell'inflazione. L'oro non paga cedole né interessi. Quando i rendimenti reali salgono, gli strumenti che un interesse lo pagano diventano più attraenti al confronto e l'oro tende a perdere terreno; quando scendono, rinunciare a una cedola costa meno e l'oro tende a recuperare attrattiva. Anche il dollaro reagisce agli stessi rendimenti, di solito in direzione opposta a quella dell'oro. Per questo, in molte fasi, ciò che appare un rapporto diretto tra i due riflette soprattutto il movimento dei tassi reali. Nel 2025 questo canale ha lavorato a favore dell'oro: la banca centrale americana ha avviato una fase di riduzione dei tassi e i rendimenti reali sono scesi.

Le eccezioni: quando i due salgono insieme

La relazione conosce eccezioni, e il periodo osservato ne offre di istruttive. La prima è netta: tra febbraio e inizio aprile 2025 la correlazione a 60 sedute è salita fin sopra lo zero, con un massimo di +0,05 a metà febbraio. Sono le uniche giornate sopra lo zero dell'intero storico dal 2022, otto sedute in tutto.

La seconda è più sottile e insegna a leggere bene questo indicatore. Tra luglio e ottobre 2025 oro e dollaro sono saliti insieme per mesi: l'oro di oltre il 20% dal minimo di luglio, il dollaro di circa il 3% dal suo. Eppure la correlazione giornaliera, in quel tratto, restava ampiamente negativa, con punte vicino a -0,7 a inizio luglio.

Non c'è contraddizione: il coefficiente misura i movimenti giorno per giorno, non le tendenze di fondo. Due strumenti possono salire entrambi nell'arco di un trimestre continuando, nelle singole giornate, a muoversi più spesso in direzioni opposte. Chi guarda solo il coefficiente non vede le tendenze; chi guarda solo le tendenze non vede il comportamento quotidiano.

Il legame si è invece allentato in modo netto tra dicembre 2025 e metà gennaio 2026, quando il coefficiente è risalito fino a -0,12 il 16 gennaio. Poi si è rafforzato di nuovo, -0,74 il 25 giugno 2026, vicino ai valori più stretti dello storico, e -0,68 all'ultima data disponibile.

Esiste poi l'eccezione classica delle fasi di forte tensione, quando gli operatori comprano insieme gli strumenti percepiti come rifugio, oro e dollaro compresi, e per qualche tempo la correlazione si attenua o cambia segno.

Sullo sfondo agiscono infine fattori che con il dollaro c'entrano poco. Da alcuni anni molte banche centrali comprano oro in quantità elevate e riducono gradualmente il peso del dollaro nelle riserve, come documentano i rapporti del World Gold Council e i dati del Fondo Monetario Internazionale. Nel 2025 si sono aggiunti afflussi record nei fondi quotati legati all'oro (gli ETF), nell'ordine dei settanta miliardi di dollari secondo lo stesso World Gold Council. Sono probabilmente anche questi flussi, insieme al calo dei rendimenti reali, ad aver spinto l'oro ben oltre quanto giustificato dal solo indebolimento del dollaro.

La correlazione tra le variazioni giornaliere di oro e dollaro su una finestra mobile di 60 sedute, dall'estate 2022 (prima finestra completa dei dati) al 10 luglio 2026. Le fasce colorate danno la lettura immediata: sopra lo zero, in rosso, i due si muovono nella stessa direzione; sotto -0,5, in verde, la correlazione inversa è forte.

La linea verticale tratteggiata segna l'inizio del periodo osservato in questo articolo, il 2 gennaio 2025. La curva resta quasi sempre sotto lo zero: la media dell'intero storico è circa -0,47, quella del solo tratto 2025/26 è circa -0,39. Il minimo dello storico, -0,75, risale al dicembre 2022; il periodo recente lo ha quasi eguagliato con -0,74 il 25 giugno 2026. Sopra lo zero soltanto otto sedute, tra febbraio e inizio aprile 2025.

Fonte: dati COMEX e ICE esportati da TradingView, elaborazione propria.

Come si potrebbe usare il coefficiente quando si ragiona di posizioni al rialzo o al ribasso

ATTENZIONE: Ribadiamo che quanto segue ha scopo esclusivamente didattico e le informazioni riportate NON COSTITUISCONO in alcun modo o circostanza: un consiglio operativo, una modalità certificata di calcolo e utilizzo del coefficente o a qualsiasi titolo una informazione esaustiva a fini di analisi o operativi.

Un punto va chiarito prima di tutto: il coefficiente, da solo, non dice se comprare o vendere, e non contiene alcuna informazione sulla direzione futura dei due mercati.

Perché diventi utile serve prima un'aspettativa su uno dei due strumenti, costruita altrove: dal quadro macroeconomico, da una serie di notizie, dall'analisi fondamentale, volumetrica o tecnica del singolo mercato. Solo allora la correlazione entra in gioco, come supporto:

  • aiuta a proiettare quell'aspettativa sull'altro strumento
  • a controllarne la coerenza, a leggere le divergenze.
  • ma attenzione perchè descrive comunque il passato, che il mercato può sempre smentire.

Il primo impiego è il filtro di coerenza.

Chi valuta una posizione al rialzo sull'oro (un "long", nel gergo) troverebbe in uno scenario di dollaro debole una condizione in linea con la tendenza storica; con un dollaro in rafforzamento, la stessa idea andrebbe contro la relazione media e meriterebbe più cautela. Qui il coefficiente serve a controllare la plausibilità di uno scenario, niente di più.

Il secondo impiego è la lettura speculare

Quando la correlazione è stretta, come vicino a -0,7 a inizio luglio 2025 o nelle settimane più recenti, un'aspettativa su uno dei due strumenti si può tradurre in un'aspettativa opposta sull'altro. Per esempio: dollaro atteso in rafforzamento, quindi oro in difficoltà (uno "short", una posizione al ribasso). Con un avvertimento numerico: nel periodo osservato oro e dollaro si sono mossi nello stesso verso circa un giorno su tre, e perfino nelle fasi di correlazione più stretta capita circa un giorno su quattro. La lettura speculare descrive una probabilità che ammette molte eccezioni.

Il terzo impiego riguarda le divergenze

A volte i due si allontanano dal comportamento abituale: il dollaro scende ma l'oro resta fermo. Una lettura possibile è che lo scarto si richiuda, con l'oro che recupera oppure il dollaro che rimbalza. È un ragionamento di ritorno alla media, da verificare caso per caso, perché la stessa divergenza può anche segnalare l'inizio di un cambio di regime, cioè il momento in cui la vecchia relazione smette di valere.

In tutti questi casi il grafico della correlazione nel tempo è lo strumento da guardare per primo, perché dice quando questi ragionamenti sono più fragili. Vicino allo zero la relazione perde forza e le letture che vi si appoggiano diventano poco affidabili; verso -0,7 le basi statistiche migliorano, pur restando probabilistiche. Il coefficiente, va ricordato, non spiega le cause dei movimenti ma fotografa una relazione che può cambiare o svanire, e ogni lettura andrebbe accompagnata da conferme indipendenti.

Indicazioni di metodo

Il quadro complessivo suggerisce di trattare la correlazione inversa tra oro e dollaro come una tendenza statistica utile per costruire scenari, più che come una regola da applicare in modo meccanico. Per un lettore non operativo il punto essenziale è che il legame tra due mercati varia nel tempo: nell'intero storico esaminato, dal 2022, si è mosso tra +0,05 e -0,75.

Per chi opera restano valide alcune cautele concrete:

  • osservare la correlazione sui dati giornalieri più che sui grafici a brevissimo termine, dove prevale il rumore;
  • attendere più sedute prima di considerare stabile un cambiamento della relazione;
  • tenere d'occhio i rendimenti reali americani, che di questo legame sono spesso il motore comune;
  • dimensionare le posizioni ricordando che una correlazione di -0,4 lascia ampio spazio alle giornate che vanno nel verso sbagliato.

Perchè questo articolo sulle correlazioni?

Questo articolo fissa le basi di un lavoro più ampio, per un prossimo futuro, che osserverà le correlazioni tra più mercati per costruire alcuni possibili scenari al rialzo e al ribasso. Anche in quel caso si tratterà di scenari a scopo didattico, con i margini di incertezza dichiarati. Sapere che cosa misura una correlazione, e che cosa non misura, è il prerequisito per seguire quel tipo di analisi.

Per chi vuole rifare i calcoli

Tutti i numeri citati si possono riprodurre con un foglio elettronico. La procedura:

  1. Scaricare le serie giornaliere dei due strumenti. Qui sono stati usati gli export di TradingView del future continuo dell'oro COMEX (simbolo GC1!, primo contratto in scadenza) e dell'indice del dollaro ICE (DXY): oro dal 7 aprile 2022, dollaro dal 16 aprile 2021, entrambi fino al 10 luglio 2026. Con fonti o simboli diversi, per esempio l'oro spot, i valori possono cambiare leggermente.
  2. Usare il prezzo di chiusura.
  3. Allineare i calendari, tenendo solo le date presenti in entrambe le serie. I due mercati osservano festività diverse: nel periodo 2025/26 ci sono 13 sedute del dollaro senza corrispettivo dell'oro. Saltando questo passaggio le colonne si sfalsano e il risultato perde ogni senso.
  4. Calcolare le variazioni percentuali giornaliere sulle serie allineate: chiusura del giorno divisa per la chiusura precedente, -1. Usare variazioni logaritmiche cambia il risultato solo alla terza cifra decimale.
  5. Applicare la funzione CORREL (CORRELAZIONE nella versione italiana di Excel) alle due colonne di variazioni, limitate al periodo dal 2 gennaio 2025 al 10 luglio 2026: il risultato è -0,41.
  6. Per la finestra mobile, applicare CORREL alle ultime 60 righe e ripetere il calcolo scendendo di una riga alla volta. Per ottenere i valori di inizio 2025 servono chiusure a partire dall'ottobre 2024. La media di questa curva sul tratto 2025/26 è circa -0,39; sull'intero storico dall'estate 2022 è circa -0,47.

Fonti e note

Dati: chiusure giornaliere esportate da TradingView; future continuo dell'oro COMEX (GC1!) dal 7 aprile 2022 e indice del dollaro ICE (DXY) dal 16 aprile 2021, entrambi fino al 10 luglio 2026. Il periodo commentato nell'articolo va dal 2 gennaio 2025 al 10 luglio 2026; le medie di lungo periodo e il grafico della correlazione usano lo storico completo.

Oro (GC1!): partenza 2.671 (2 gennaio 2025), minimo 2.647 (6 gennaio 2025), massimo 5.411 (28 gennaio 2026), minimo successivo 4.016 (24 giugno 2026), chiusura 4.129 (10 luglio 2026).

Dollaro (DXY): partenza 109,25 (2 gennaio 2025), massimo 109,64 (10 gennaio 2025), minimo 95,82 (27 gennaio 2026), chiusura 100,97 (10 luglio 2026).

Correlazione: -0,41 sulle variazioni percentuali giornaliere del periodo (381 sedute); media della finestra a 60 sedute circa -0,39 nel periodo e circa -0,47 sull'intero storico. Con finestre da 30 a 120 sedute le medie cambiano poco; il breve passaggio sopra lo zero di febbraio 2025 dipende però dalla finestra scelta: con 30 sedute le giornate positive salgono a venticinque, sparse tra gennaio, febbraio e dicembre 2025; con 90 o più non compaiono affatto.

Nota sul future continuo: GC1! concatena contratti con scadenze successive e nei cambi di contratto possono comparire piccoli salti nelle variazioni. Il crollo del 30 gennaio 2026 non è un artefatto di questo tipo: è avvenuto interamente durante la seduta. Escludendo dai calcoli le giornate più estreme, la correlazione del periodo resta intorno a -0,4.

Composizione del DXY: euro 57,6%, yen 13,6%, sterlina 11,9%, dollaro canadese 9,1%, corona svedese 4,2%, franco svizzero 3,6% (fonte ICE).

Contesto: acquisti delle banche centrali e afflussi negli ETF dai rapporti del World Gold Council; quota del dollaro nelle riserve valutarie dai dati COFER del Fondo Monetario Internazionale.

Il contenuto ha finalità informativa e non costituisce una raccomandazione di investimento e non è da considerasi come completo e/o esaustivo sotto qualsiasi forma.

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